Supporto psicologico oncologia pediatrica

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Molti bambini, anche in tenera età, vengono catapultati ingiustamente in un mondo grigio, buio, terrificante, un mondo in cui vengono privati della loro spensieratezza e felicità, una realtà che li separa dai loro affetti più cari, e che li costringe a stare lontani dalle loro case, dai loro parenti, fratelli ed amici.
Avere il cancro è un evento che destabilizza gli equilibri dell’individuo e di tutto il suo sistema familiare, e quando tutto ciò accade a un bambino le dinamiche si complicano ancora di più: è un evento critico, inaccettabile e assolutamente contro natura.
Si tratta di una scoperta traumatica, che causa numerosi effetti a cascata che si ripercuoteranno inevitabilmente sulla qualità di vita del piccolo paziente e della sua famiglia.

Le problematiche più diffuse, dal punto di vista prevalentemente psicologico, sono causate in prima linea dall’ospedalizzazione, la quale tende ad estraniare il bambino dal suo contesto di vita, allontanandolo dalla realtà che lo aveva sempre tenuto al sicuro fino a quel momento, per catapultarlo in una realtà rigida, immobile, fatta di regole.

Per questi motivi, è fondamentale rendere questo cambiamento di rotta della loro vita il meno traumatico possibile, per far si che questo evento riesca ad essere tollerato ed elaborato.
È importante, per i piccoli pazienti, riuscire a trovare strategie che facciano da ponte tra la realtà “buona” e quella “cattiva”, quella della malattia attuale, con la speranza che al bambino si aprano le porte del proprio futuro, che considera ora incerto e labile.

Negli ultimi anni, quasi tutti gli ospedali di Italia, si sono adoperati per fa sì che all’interno dei reparti di Onco-ematologia pediatrica ci fosse la figura di uno psicologo/psicoterapeuta che potesse aiutare i piccoli pazienti, e anche, e soprattutto, le loro famiglie.

Gli obiettivi principali del supporto psicologico in oncologia pediatrica sono:

  • rendere partecipe il bambino di ciò che accade intorno a lui;
  • far sentire il bambino al centro di una fitta rete di comunicazioni comprensibili;
  • aiutare il bambino a trovare delle strategie di coping per fronteggiare procedure dolorose e situazioni particolarmente difficili;
  • supportare il caregiver in assistenza e il nucleo familiare, compresi fratelli e/o sorelle;
  • in generale, favorire l’integrazione di questa esperienza nella storia e nell’identità individuale e familiare, con lo scopo di salvaguardare la qualità di vita presente e futura, prevenendo per quanto possibile gli effetti psicologici collaterali a medio e a lungo termine.